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HAMAS / ISRAELEHamas accetta l'accordo sulla tregua, ma Tel Aviv frena

06.05.24 - 18:55
Il cessate il fuoco approvato dal leader Ismail Haniyeh avrà una durata di sei settimane. «La palla ora è nel campo di Israele».
AFP
Fonte Ats
Hamas accetta l'accordo sulla tregua, ma Tel Aviv frena
Il cessate il fuoco approvato dal leader Ismail Haniyeh avrà una durata di sei settimane. «La palla ora è nel campo di Israele».

GAZA - Hamas ha accettato, in extremis, la proposta di Egitto e Qatar per un accordo con Israele sul cessate il fuoco. Forse nell'ultimo, disperato tentativo di fermare l'irruzione dei soldati israeliani a Rafah, dove in mattinata era scattato l'ordine di evacuazione di un centinaio di migliaia di civili già stremati da sei mesi di guerra.

In una nuova telefonata, anche il presidente americano Joe Biden ha cercato ancora una volta di convincere il premier Benyamin Netanyahu a non invadere la città nel sud della Striscia, insistendo sul fatto che raggiungere un'intesa per un cessate il fuoco è il modo migliore per proteggere la vita degli ostaggi detenuti a Gaza. Ma lo Stato ebraico per ora frena.

«Adesso la palla è nel campo di Israele», ha detto un esponente di Hamas dopo che il leader Ismail Haniyeh ha informato il premier del Qatar Mohammed bin Abdul Rahman Al Thani e il capo dell'intelligence egiziana Abbas Kamel - e l'Iran - di aver «accettato» la loro proposta di mediazione.

Secondo fonti della fazione palestinese, riportate dai media arabi, l'accordo sulla tregua prevede tre fasi di sei settimane ciascuna con l'obiettivo del cessate il fuoco permanente, il ritiro completo dell'Idf dalla Striscia, il ritorno degli sfollati al nord e lo scambio di prigionieri, a cominciare dai civili israeliani, donne, bambini, anziani e malati. Israele ritiene siano 33 gli ostaggi in questa categoria, definita «umanitaria», e Hamas si è impegnato a rilasciarli, vivi o morti. Tra i detenuti palestinesi da liberare ci sarebbero, invece, anche 20 condannati all'ergastolo. Gli ultimi dettagli dovrebbero essere comunque discussi di nuovo domani al Cairo.

Ma mentre a Rafah la notizia è stata accolta da urla di gioia e spari in aria, fonti israeliane - nel silenzio di Netanyahu - hanno fatto sapere che Israele sta ancora «verificando la proposta e le sue conseguenze», così come gli Stati Uniti (vedi box). Pubblicamente però Israele, forse irritato dalla fuga in avanti dell'annuncio di Hamas, ha gelato gli entusiasmi: «Hamas non ha accettato. È il suo solito trucco», ha detto il ministro dell'Economia, Nir Barkat, incontrando a Roma la stampa italiana e restando in contatto diretto con il suo governo. Si tratta di «una proposta unilaterale senza coinvolgimento israeliano. Questa non è la bozza che abbiamo discusso con gli egiziani», ha spiegato un alto funzionario israeliano al sito Ynet, aggiungendo che in questo modo Hamas mira a «presentare Israele come chi rifiuta» l'intesa.

Mentre per il falco del governo di sicurezza Ben Gvir, «i giochetti di Hamas» meritano «una sola risposta: occupare Rafah». Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha invece invitato «tutti i Paesi occidentali a fare pressione su Israele affinché accetti». «Siamo lieti che Hamas abbia annunciato di aver accettato il cessate il fuoco, su nostro suggerimento - ha sottolineato -. Ora lo stesso passo dovrebbe essere fatto da Israele».

Accordo o meno, lo Stato ebraico va avanti nei preparativi dell'operazione militare contro i battaglioni di Hamas a Rafah, un'azione che dovrebbe cominciare «in pochi giorni» sostenuta dal via libera ai piani già preparati dall'Idf votato all'unanimità dal Gabinetto di guerra. «Esaminiamo ogni risposta molto seriamente ed esauriamo ogni possibilità sui negoziati e il ritorno degli ostaggi alle loro case il più rapidamente possibile come compito centrale. Al tempo stesso continuiamo e continueremo a operare nella Striscia», ha chiarito il portavoce militare Daniel Hagari. Ma intanto le prime bombe sono già cadute sulla parte orientale della città.

L'avvio dell'evacuazione dall'est della città verso l'area umanitaria indicata dall'Idf ad al-Mawasi sulla costa ha allertato l'intera comunità internazionale, che tenta di impedire che gli eventi precipitino del tutto. Prima di annunciare di aver accettato l'intesa per la tregua, anche Hamas ha denunciato «un'escalation». La zona dell'evacuazione - che l'esercito ha definito «temporanea, limitata e graduale» - comprende «ospedali da campo, tende e maggiori quantità di cibo, acqua, farmaci e forniture aggiuntive».

L'Idf ha lanciato volantini in arabo, affiancati da sms, telefonate e avvisi sui media per spiegare i motivi dell'evacuazione e l'invito a lasciare l'area che sarà interessata dai combattimenti, quelle da evitare, come Gaza City e i passaggio a nord di Wadi, e anche il divieto di avvicinarsi alle recinzioni di sicurezza est e sud con Israele. Qualcuno vede infatti nell'attacco di Hamas di domenica, proprio da Rafah verso il valico di Kerem Shalom, con 4 soldati morti, la ragione dell'accelerazione definitiva all'operazione militare. Israele ha risposto cominciando a lanciare raid aerei su alcune zone della città, in vista del blitz, provocando in uno di questi almeno 26 morti.

Gli USA: «Stiamo valutando la risposta di Hamas» - Il portavoce del dipartimento di Stato americano, Mattew Miller, ha confermato che Hamas «ha risposto» al piano per una tregua e che Washington «sta valutando la risposta in tempo reale». Gli Stati Uniti ribadiscono che un'operazione israeliana a Rafah sarebbe sbagliata, ha aggiunto Miller. «Non è qualcosa che possiamo sostenere», ha sottolineato. «Ci opponiamo e siamo preoccupati per la chiusura di Al Jazeera in Israele», ha riferito ancora il portavoce del Dipartimento di Stato, sottolineando che gli Stati Uniti sostengono «la libertà di stampa in tutto il mondo».

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